Urban

- Quando mi lascio alle spalle il centro per raggiungere la casa di mio padre, mi distraggo sempre ad ammirare le architetture dismesse delle strade, i capannoni e le case popolari, i colori sbiaditi e gli intonaci smussati, crepe e degrado che pure mi sembrano rivelare nella povertà che il tempo regala alla periferia, un' indomabile fonte di bellezza scenica.
Una dolce puttana sfatta con occhi colmi del disincanto ironico con cui ti sorride e ti si vende a poco prezzo.
- La pacata voce confusa con cui mi racconti dell' esito del tuo test, mentre ti mostro le piante in attesa che il caffè venga su.
Orrore passato a voce bassa, come il borbottio della caffettiera che se non allunghi l'orecchio non lo senti nemmeno e ti dimentichi, mentre lui ribolle ed esplode in macchie nere su tutta la parete.
Stai tranquillo, prendi un respiro, fai un passo al giorno, sentiti libero di venire qui quando vuoi, attento che scotta.
- Ieri notte New York mi ha invaso, ho sentito i passi solitari nel tunnel tra la cinquantunesima e l'ottava, il cartello al fondo delle scale della palestra, ho visto i miei pattini sfrecciare tra i taxi e il suono del disco che ascoltavo quel giorno (Universal Mother).
Proprio non riusicvo a capire perchè in quel momento, poi ho percepito l'odore del bucato che hai steso prima di andare a letto, quel profumo di muschio così simile a quello del bagnoschiuma che usavo in America.
- Sto proteggendo il mio giardino, da questi temporali improvvisi, mi accorgo che con le braccia e con il corpo faccio da scudo al tempo, come voler salvare ogni singola foglia dalla morte, dal freddo, dal sole cocente delle giornate troppo afose. I parassiti e la grandine, il respiro malato delle automobili - abbraccio il mio giardino perchè la vita non si affacci con il suo alito pesante, e nel tentativo di renderlo forte e rigoglioso, lo soffoco con le mie paure.
- Io sono fuori posto qui, un arpeggio stonato, una voce in falsetto che stride sulle vostre note, io non sono adatto a queste luci neon, al silenzioso ronzio della routine, al linguaggio beta delle vostre diavolerie da smanettoni.
Sto rubando tempo al mio tempo, sto rubando denaro a chiunque meglio di me saprebbe fare.
Diluisco le giornate in attesa di un gesto radicale, sento allinearsi lentamente il plotone sonnecchioso che armato e preciso, presto sparerà i colpi.
Svegliati, muoviti, apri gli occhi, ricomincia da capo altrove, lontano da qui. Difenditi.
Una dolce puttana sfatta con occhi colmi del disincanto ironico con cui ti sorride e ti si vende a poco prezzo.
- La pacata voce confusa con cui mi racconti dell' esito del tuo test, mentre ti mostro le piante in attesa che il caffè venga su.
Orrore passato a voce bassa, come il borbottio della caffettiera che se non allunghi l'orecchio non lo senti nemmeno e ti dimentichi, mentre lui ribolle ed esplode in macchie nere su tutta la parete.
Stai tranquillo, prendi un respiro, fai un passo al giorno, sentiti libero di venire qui quando vuoi, attento che scotta.
- Ieri notte New York mi ha invaso, ho sentito i passi solitari nel tunnel tra la cinquantunesima e l'ottava, il cartello al fondo delle scale della palestra, ho visto i miei pattini sfrecciare tra i taxi e il suono del disco che ascoltavo quel giorno (Universal Mother).
Proprio non riusicvo a capire perchè in quel momento, poi ho percepito l'odore del bucato che hai steso prima di andare a letto, quel profumo di muschio così simile a quello del bagnoschiuma che usavo in America.
- Sto proteggendo il mio giardino, da questi temporali improvvisi, mi accorgo che con le braccia e con il corpo faccio da scudo al tempo, come voler salvare ogni singola foglia dalla morte, dal freddo, dal sole cocente delle giornate troppo afose. I parassiti e la grandine, il respiro malato delle automobili - abbraccio il mio giardino perchè la vita non si affacci con il suo alito pesante, e nel tentativo di renderlo forte e rigoglioso, lo soffoco con le mie paure.
- Io sono fuori posto qui, un arpeggio stonato, una voce in falsetto che stride sulle vostre note, io non sono adatto a queste luci neon, al silenzioso ronzio della routine, al linguaggio beta delle vostre diavolerie da smanettoni.
Sto rubando tempo al mio tempo, sto rubando denaro a chiunque meglio di me saprebbe fare.
Diluisco le giornate in attesa di un gesto radicale, sento allinearsi lentamente il plotone sonnecchioso che armato e preciso, presto sparerà i colpi.
Svegliati, muoviti, apri gli occhi, ricomincia da capo altrove, lontano da qui. Difenditi.
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