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(santosynth)

mas quemao que un cenicero del bingo

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L'estenuante quantità di informazioni, i libri e i simposi, le lunghe lucide pagine web, architetture di pensiero, aggiornamenti, nuovi modelli di linguaggio da imparare. Penso osservando gli annunci nei database di ricerca, ai requisiti, alle capacità, al portfolio alla lunga sequela di domande e motivazioni, intenti e modelli di riferimento. Penso alla qualità costruttiva, alla carriera, al saper fare, al convincimento e la determinazione, a chi sgomita per il suo pezzo di terra. Senza spocchia, senza giudizio, penso al documentario sull'Africa e sulle pendici dell' Imalaya, e a quando ho smesso di dire a me stesso del giorno in cui percorrerò la muraglia cinese, della volta in cui finalmente guarderò un tramonto nella savana. Ai luoghi che non ho visto, al turismo sentimentale, ai tragitti e le promesse che ho lasciato cadere nella pigrizia. L' ossessiva cura del corpo, l'abnegazione al proprio dio, che questo sia fatto di religione pura o nascosto nella strisciata pura lungo un tiro di coca. Penso alla carie sui denti, al tartaro, alle sigarette, all'ultima sigaretta e poi smetto e a una vita di sani principi e sane nevrosi.Penso alle arterie venose, a come il cuore così meticoloso possa d' un tratto fare cilecca e paralizzarti in letti di agonie, di sbarre ai lati, di catetere e macchie da decupito. Penso alla felicità e dove risiede, alla sua bellezza ostile, che è come quella di un raccolto di mais, dipende dal tempo, dalla clemenza del sole. Non dalla mano dell'agricoltore che con caparbia nutre il campo delle sue speranze e preghiere, ma dalla fortuna e dal caso. Penso a te che dormi nell' altra stanza e che riponi in me desiderio e fiducia, speranze, preghiere e fedeltà, come un raccolto in erba che mi costringe a sudare sul mio pezzo di terra, nel mio piccolo mondo spazzato dai marosi di tutte queste informazioni pericolose.
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