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(santosynth)

mas quemao que un cenicero del bingo

Scusa devo andare

Wednesday, July 01, 2009




Che disastro questi froci e i loro automastismi sentimentali coatti, la ricerca spasmodica del fidanzato-coppia santo graal che sistema tutto il nulla che li avvolge, che poco coraggio in questi piccoli uomini tutti cazzi e palestra e proteine e amici tutti uguali, e neanche un dubbio su come debbano andare le cose.
Che triste reazionario quieto vivere ammantato di frustrazioni, quando ricreata la coppia simil etero, ( gli stessi etero che gli piscerebbero in testa) dove il figlio viene sostituito dal cane o dal divano in tinta con la parete, poi si ritrovano intrappolati in quella necrofilia coniugale che tanto anelavano col desiderio represso di farsi altri cazzi qualunque meno che il loro legittimo.
Che poco coraggio, che poca rivoluzione in questi eterni ragazzetti a caccia di normalita', cloni ammansiti dai fieston e i gay pride, imbufaliti di ketamina mentre si ammirano la propria pelle rilucere di sudore e cremine.
Che schifo questa sessualita' noiosa schematizzata, iperbole dei loro filmetti machisti, dove ogni volta gli devi interpretare il cattivone che li punisce e li puniresti pure col disprezzo elegante degli uomini, se non fosse che la meta' di quello che gli dici nemmeno gli arriva, stanno gia chattando con uno nuovo.
E gli italiani poi, lagnose lumache, pecore ben recintate pronte alla tosatura bestie da consumo, poveri dentro con tre telefonini fuori e gli occhialoni da sole firmati, senza diritti e svergognati su giornali e televisioni come carne poco scelta costituzionalmente sterili, che a una cosi' c'e`solo da tirarle due ceffoni e a casa fare i piatti. Scatenate pazze solo il fine settimana o all'estero, quando gli riesce di prendere una boccata d'aria, gridano felici ubriache hasta el culo che lunedi' si torna alla chetichella senza far rumore per non disturbare.
Quanti pochi guerrieri e quanti troppi travestiti da quattro soldi a gridare dai palchi della placida sovversione ininfluente, la protesta silenziosa di ammansiti pesciolini che guardano il mondo distorto dalla loro bolla di cristallo, deformante, deformati dalle brutture che ingollano come acqua 24/7.
Trasgressivi solo se hai la tessera arci, che non si puo infilarsi mutuamente il cazzo in dark se non sei registrato, ma poi tutti a correre a casina dalla mammina che si scuoce il risottino mentre gli stira le mutandine aussie bum.
Che mancanza di passione in queste fragili creature sorrette da isterisimi e tic noiosi, con le loro flip flop o anche gli scarponi da motociclista, che sempre sotto c'hanno i piedi che non hanno camminato fuori mai dal loro piccolo giardino coi gerani, addomesticate imitazioni made in china di quello che un uomo nemmeno sanno come dovrebbe essere e amare e rompere musi all'occasione e molto spesso, quando gli si manca di rispetto.
Moralisti in fondo che questo non si dice questo non si fa che quello non va bene, che ci sono dei valori in cui credere e la famiglia e dio esiste certo, nella misura di un santino con cui ripulirsi il buco dall'ennesimo povero cristo che ha tentato di riempirgli il vuoto esistenziale nel centro tavola del loro culo compulsivo.
"Busco alguien que me sorprenda! " Mavaffanculo !

Dance me to the end of love

Sunday, June 07, 2009




























Andare via da tutto questo rumore inutile, da queste facce mortificate dal divertimento, andare sopra il tetto della 55esima a sentire quel pazzo suonare il suo sassofono. Bum bum ding dong, dance me to the end of love, mentre il sole cala sull' hudson shhhh. E sono io questo qua, che passeggia il cane in ciabatte senza guardare dove vado, dove vanno tutti.
Tornare alle folate di vento che improvvise ti investono e ti spingono verso il futuro, il suono sussurrato dei prossimi giorni e dentro un' altra avenue, cosa succede ora. Oh yes baby I'm in a New York state of mind.

Play Dead

Monday, April 20, 2009




Prigioniero di una musica pop, prendi un taxi e guardi fuori la gente arrancare, strafatta e disfatta, prima che sorga il sole ti accorgi che l'estate era fantastica solo un anno dopo, quando la pelle e´pallida e non ricordi i dettagli di quel francese che credevi di amare e che ora si e´trasformato in una piccola icona alla quale non parli mai.
Non sei finito.
Pensi ad altre facce, a gente mai fotografata, pensi alla solitudine assoluta che non riesci ad ottenere, al silenzio che potrebbe farti davvero tornare a respirare.
Poi spegni la luce, copri ogni fonte da cui possa trapelare, il giorno ti aspetta.
Ti lasci andare nella piscina giusto un'ora prima che chiuda, quando vuota e immobile risponde solo alle tue bracciate, che dopo piccole onde inoffensive, torna a dormire.
Te llamas?

Effetto Britney

Sunday, March 29, 2009

Si ritrovò a pensare che forse gli voleva bene a suo modo, prima di addormentarsi gli dedicava un lungo momento di riflessione, rancoroso e combattivo, nel quale, al finale, gli perdonava tutti i torti che gli attribuiva, per poterlo amare nuovamente al risveglio.
Forse, era questo l'amore di cui tutti parlavano - blateravano continuamente - lui certo era un appassionato del genere, era un birdwatcher dell'amore, dato che di suo, riflettendoci, non ne aveva mai avuto uno.
Osservava incuriosito le persone unirsi e promettersi eternità, guardava con interesse l'arco iris di queste relazioni dall'impetuoso levare al patetico finale, ne analizzava i compromessi, le bugie, ne calibrava i ritmi e i difetti e poi, quando gli sembrava di averne capito il funzionamento e il trucco, come per un complesso ingranaggio meccanico, si ripeteva che non era cosa per lui, che troppa fatica, che ecco la fregatura dietro.
Poi pero' intrecciava lui stesso complesse relazioni senza nome, a suo modo, ovviamente taciute all'altro.
I suoi oggetti del desiderio non venivano certo a conoscenza di queste sommosse sentimentali, egli costruiva tali strutture amorose dentro se, tempeste che solo lui subiva, mentre fuori l'immagine del mare era calma e idilliaca.
A questo rifletteva prima di chiudere gli occhi, vagamente sedato dalle consuete pastiglie di lendormin.
Al fatto che nessun uomo ( o donna, era possibilista) lo avrebbe reso tanto sensibile da perdere il controllo delle cose, poiché era questa la chiave per scardinare la sua freddezza nell' agire, perdere il controllo per lui sarebbe stato come perdere la verginità, un non luogo dal quale non si torna e nemmeno si desidera tornare.
Quando poi qualcuno riusciva a scalfire questa certezza, quando uno sguardo faceva vacillare il suo dogmatico stile di vita, egli non se ne allontanava - anzi - lo innalzava a idolo, ne magnificava le doti, lo incoronava e premiava, donandogli un allure che certo di suo non possedeva, per poi poterne restare deluso quando questi, effettivamente falliva davanti all'immagine fasulla con cui era stato imbellettato.
I suoi amori, capitolavano sempre, ed era confortante tornare al proprio status quo, in cui nulla si muoveva, in cui "la pace del non sentire" lo cullava nella monotonia.
Di se aveva ben poco da raccontare, quando si sentiva capace di qualcosa, o qualcosa gli riusciva particolarmente bene, relegava questo successo ad un colpo di fortuna, al contrario era talento quello degli altri, a cui attribuiva magnanimo ogni merito, riuscendo nel proposito di annichilire se stesso e esaltare ignari supereroi e non ultimo, apparire generoso.
Gli piaceva mischiarsi con artisti e viveur, gente che si incasinava la vita con impeto e risorse, gli piaceva osservarli e innamorarsene, a suo modo, senza esserne mai corrisposto, se non con una blanda stima o attestato di riconoscimento.
Gli piaceva molto fotografare amici e amanti, gli dava la promiscua sensazione di possederli infinitamente, e i suoi scatti miravano a scarnificarne la forza, voleva che i soggetti nelle foto fossero indifesi, annichiliti o semplicemente arresi, un meschino tentativo di vittoria che non lo gratificava mai pienamente, eterno essere insoddisfatto, aspettava che qualcosa di piu' accadesse, sapendo previamente che lo avrebbe perso al suo passaggio, nessuna fotografia lo avrebbe impresso.
Era invisibile, una figura retorica che rendeva possibile l'avvicendarsi della storia che qualcun' altro viveva, era il caratterista di cui non ci si ricorda mai il nome nei film. Come diceva la canzone di Britney Spears che stava ascoltando, le persone si dividono in due categorie, spettatori e performers.
Di notte, spente le luci, quando una settimana si chiudeva con i suoi pro e i suoi contro, piangeva le sue sfortune, le elencava tutte, stese come una collezione privata.
La sua intollerabile solitudine, la mancanza di affetti, la sua codardia e le occasioni perdute, i desideri taciuti, piangeva la sua inettitudine, i limiti, i continui venti contrari che lo rallentavano, ma sbagliereste a pensare che fosse un pianto liberatorio, uno sfogo chiassoso, era certo più simile a un lamento sotterraneo, dovreste pensare a un lungo booh sottovoce, il ronzio delle cose elettriche in una casa vuota, con le quali si convive senza prestarci attenzione.

How We Left Fordlandia ( a lullaby for a young boy )

Saturday, February 28, 2009



Perso per le strade di una città ritrovata, i suoi vicoli sinuosi, ladroni e puttane e coca mischiata, gioia di passi lenti, niente da aspettare, il cane annusa e mi osserva per capire se deve svoltare, oppure no.
Le mie stanze vuote, meno, sottrarre, gettare via.
Non accumulo neppure più i ricordi, che lascio scivolare sopra altri ricordi e come corpi in un orgia affollata smetto di distinguerne i tratti, uno come tanti, fra tanti, nessuno.
E di questa pace del non sentire, ne odio ne amore, nessun livore, è carico il mio sguardo che insisti a cercare, e se mi chiedi a cosa penso ogni volta che lo incontri, avrai ogni volta, una risposta uguale.

Power

Sunday, February 22, 2009






Sempre meno fragile, come una pianta dopo la pioggia.
Trovami cercami dimostra il tuo interesse.
Hai un solo fiore che è stanco di tutte queste primavere silenziose,
non viene nessuno a mettere il naso nella tua vita
a odorare il profumo delle promesse, il delicato colore del futuro.
Hai poca forza per risorgere, terra arata, abbattuta spianata scavata torturata.
Non hai linfa e nascondi le radici sotto la superficie.
Germoglia cresci, svetta, credi. Ritorna

Me & You & Everyone We Love

Monday, February 16, 2009



A:...era una notte buia e tempestosa, ma le chiacchiere-zattera di un amico alla penultima e di un altro alla metro mi hanno salvato dal naufragio: pensa che sono riuscito persino a dormire senza lendorminarmi o saunarmi..
forse non è proprio un teorema quello che bisogna toccare il fondo per redimersi dalle turbolenze sentimentali (serviranno pure a qualcosa 'ste quaranta primavere)..
forse basta fare solo il morto a galla per salvarsi dagli attacchi del tiburon, che ti scambia per un pezzo di legno e va ad affondare i denti altrove..

B: questa tua saggezza mattutina...fatta di giuste ore di sonno, e se sostituissimo il legno morbido e pure un po friabile con del sano ferro spaccamembra, forse non ci troveremmo a fare ciao ciao con la manina a questi pescecani on the dance floor, tutti lustrini, veleno e magliette ironiche.
Ho capito ieri sera che il cinismo è come il 2x3 dei supermercati, merce de rebajas che non serve a nulla, se non a occupare spazio, dove invece lo spazio vuoto ci sta benissimo.
I morti non galleggiano, è una leggenda metropolitana delle serie americane.

¿asa

Tuesday, February 10, 2009




Forse dovrei parlare di Milano.
Delle onde su acque francesi che mi hanno accompagnato cullandomi dolcemente, nonostante la tormenta.
Dovrei parlare dei continui regali che ricevo dalle persone che incontro, i piu preziosi dalle meno conosciute.
Dovrei parlare di cappuccini dolci e deliziosi e di mozzarelle filanti in ogni panaderia Milanese.
Dovrei parlare di mio padre e della lenta sopravvivenza che rapidamente sta facendo fuori la mia famiglia.
Degli occhi spenti dei denti distrutti della malattia che si alimenta di attesa, dell'attesa negata di mia sorella per vedermi e che non ho avuto il coraggio di soddisfare, ancora no.
Della tua maglietta con la luce fioca del pomeriggio, stropicciata a scoprire il petto bianco e palpitante, dopo anni di attesa per essere ancora mio. Delle scale della mia vecchia casa che non riconosco più. Degli amici complicati e infelici, ingabbiati in nevrosi e agorafobie.
Dovrei solo parlare di me e di quanto poco ormai ci sia di me laggiù, ombra invisibile coi piedi zuppi di pioggia, della stupidita' con cui sono corso incontro all'ipotesi dell'amore lasciando il mio orgoglio alla porta che non mi hai lasciato aprire.
Degli italiani, sagome di cera ossessionate dal lavoro e dallo stile, che lentamente li consuma senza brillare di luce, del desiderio patologico di normalità e di coppia, frustrato dall'ossessione per altri cazzi altrove.
E delle ore a camminare per la città guardando i palazzi e come nelle parole crociate, trova la differenza.
Quella macroscopica che mi ha portato a decidere di amare Barcellona per quello che è, ludica stupida bizzarra città senz'arte.
La mia città, casa, mia, che senza notarlo mi ha trasformato in un altro uomo, che non so se sia peggiore di quello che c'era prima di partire, ma che certo, non appartiene più' a Milano, la dove la pioggia interminabile ha sbiadito il mio passaggio, viale umbria corso lodi ticinese porta venezia, io sono, io sono stato.

Ditelo a Noemi

Friday, January 09, 2009

...non condivido questo tuo oggetto del desierio tutto un io io io come un eco nel canyon, un ego grande non compensa una polla grande e tutto il vuoto di spazio che occupa.
E i nomi dei film che sa a memoria uno per uno versione originale sottotitoli e comparse edizioni deluxe e nemmeno un grazie quando arriva la scritta "fin" sull' ultimo fotogramma.
Estenuante rollio di sassolini in acqua stagna, sai sempre che vanno a finire sul fondo...

Memories are made for this

Monday, January 05, 2009
sometimes i love you sometimes i wake myself

Vale

Thursday, January 01, 2009




A: scusami per averti dato un bacio di buon anno in quelle condizioni.
sarebbe stato più noi abbracciarci e mixarci in un hollywoodiano baciodibuonanno in mezzo alla rambla, invece di quella tremolante esperienza di abbraccio che ti ho proposto..
però tu poi l'hai capito che il tuo abbraccio mi ha fatto bene ed io me lo sono portato appresso per un bel pò, mi ha aiutato a riconnetermi con la mia dignità e a recuperare un pò di calviniana leggerezza .
quindi ti ringrazio e ora che vedo che ti sei svegliato dai riposini ti auguro che il vento spinga alla tua porta un dotatissimo Mary Pompins, se è quello che stai cercando, o una tarde spensierata se è in quella che ti stai accampando.. io devo ancora chiudere occhio quindi sono sfracellato e appitonato nelle mie penombre in attesa che mi rapisca il sonno o che batta alla mia porta che sò.. un bolognese di passaggio che voglia spingermi il suo pisellone bolognese in bocca (..ah già, che noi non fakkiamo turists..), insomma sarà o passivissimo sessorale (che io non ho mai capito in una pompa chi è l'attivo e chi il passivo) o dignitosissima lettura di una biografia di D'Annunzio che ho trovato per caso per casa..
chissà..

B: anche io sono contento di aver visto te come primo 2009 se faccio il razionale é per nascondere che io ai segni ci credo.
Di cosa sa il pisello a bologna? Hay que probarlo.
Il bello di questo nuovo anno passato in 1000mq di solitudine quando tutti i miei amici erano drogati iperattivi ubriachi ansiosissimi di FARE é stato rendermi conto di quanto poco avessi bisogno di esserci, di partecipare e di quanto poco mi servisse per sentirmi bene.
Bene, sono pronto per innamorarmi ancora, ora che davvero non ne ho piu'voglia, questa la metto sul blog.

9 to 5

Tuesday, December 30, 2008




Correndo a ritmo doppio, in cerca di attutire il peso, pace nelle ore più difficili.
Asciugando il pianto di un amico colpito dalla razza e dalle sue eterne offese, bombe antiuomo, sopravvisute bestie da soma, diurni molluschi tra i corridoi ovattati degli uffici, disumane gabbie a ore.
Odio e stanchezza e così poca energia da sprecare.
Non sono in grado di espormi e raccontare chi sono e chi ero e chi sarò di nuovo, in un nuovo anno spagnolo.
Preferisco osservare che parlare, e preferisco non ascoltare quando guardo.
Un modo qualunque per nascondersi en un rincon caldo e protetto, illusione di vita, morte apparente del desiderio di altro da me.
E dove sia finita la voglia ripulita dall'ossessione, che non sia una scopata lurida un' altra ancora, come sia tutto trasformato e disumano, in me, non me lo so spiegare e non so dire nemmeno le ragioni di questa ormai costante tristezza, rumore bianco fondo di scenografie in settimane gelide, che a nessuno importa riscaldare.

Assemblage Point

Friday, December 19, 2008




E se fosse tutto cosi', miserabile e attutito, voci fuori della stanza che non capisco, sommesso blaterare che addormenta i riflessi.
Se fosse poi quest' indifferenza al sentire la mia destinazione e restassi intrappolato qui, nella desolazione, tra calles luride che ho smesso di amare.
Se fossi io quello, scorto fantasma nel cesso di un'altra festa essenziale, macchinette fotografiche, report tra abbracci sudati, muscoli nuovi di zecca, occhi spalancati per non crollare spenti dalla noia.
Se fossi infine immune al desiderio, sfinito oggetto di fuochi fatui buoni per accendere una fiammata, artificio che non raggiunge il cielo e il letto, botto di carnevale che esplode nelle mani vuote. Se fossi solo quello...en fin?

I do pictures

Friday, November 28, 2008











A te con gli occhi di pece corvini rapaci sotto il letto in cerca dei tuoi diavoli assortiti, a te che ti spogli nudo senza apprensione, steso come bucato pulito, la fissita' di chi non sa niente credendo a tutti, le tue carezze infantili, quel modo di scopare gioioso, a te che dici ti amo lanciando sassi sulla superficie dell'acqua immobile, ripetuto a eco, affondato poco lontano.


Risiko

Tuesday, November 18, 2008




Qualsiasi cosa fosse, ora e' andata e cosi io posso andare, ora.
Ti vedo come sei, quel poco che sei e davvero non vedo quasi niente.
Non penso a te, fonte di salvazione, arido piatto sporco, puerile fantasia di appartenenza.
Non sento le tue parole, mormorio stupido sotto i bassi di una discoteca, non sento le lascime scivolare lucenti al riflesso dello strobo ,sotto lo sguardo pietoso dei miei amici.
Non ho quella fame di averti ancora, per una volta sola e perdere di nuovo una guerra gia combattuta, perche' se non c'e' amore senza inevitabili, dolenti conseguenze, forse io per sentire ancora devo ferirmi a morte e perderla di nuovo.
Una rosa e' una rosa ed e' una rosa e non conta niente e posso stringere piu' forte i denti e le spalle, tirare dritto nella noia di questi mesi afonici.
Dove non parlo e non ascolto, fantasma intontito nel fiume in piena della folla, con attenzione, senza urtare nessuno, dimentico, dimenticato ti lascio dove sei, non rivendicata terra di nessuno, di certo non fertile, non mia.