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(santosynth)

mas quemao que un cenicero del bingo

Effetto Britney


Si ritrovò a pensare che forse gli voleva bene a suo modo, prima di addormentarsi gli dedicava un lungo momento di riflessione, rancoroso e combattivo, nel quale, al finale, gli perdonava tutti i torti che gli attribuiva, per poterlo amare nuovamente al risveglio.
Forse, era questo l'amore di cui tutti parlavano - blateravano continuamente - lui certo era un appassionato del genere, era un birdwatcher dell'amore, dato che di suo, riflettendoci, non ne aveva mai avuto uno.
Osservava incuriosito le persone unirsi e promettersi eternità, guardava con interesse l'arco iris di queste relazioni dall'impetuoso levare al patetico finale, ne analizzava i compromessi, le bugie, ne calibrava i ritmi e i difetti e poi, quando gli sembrava di averne capito il funzionamento e il trucco, come per un complesso ingranaggio meccanico, si ripeteva che non era cosa per lui, che troppa fatica, che ecco la fregatura dietro.
Poi pero' intrecciava lui stesso complesse relazioni senza nome, a suo modo, ovviamente taciute all'altro.
I suoi oggetti del desiderio non venivano certo a conoscenza di queste sommosse sentimentali, egli costruiva tali strutture amorose dentro se, tempeste che solo lui subiva, mentre fuori l'immagine del mare era calma e idilliaca.
A questo rifletteva prima di chiudere gli occhi, vagamente sedato dalle consuete pastiglie di lendormin.
Al fatto che nessun uomo ( o donna, era possibilista) lo avrebbe reso tanto sensibile da perdere il controllo delle cose, poiché era questa la chiave per scardinare la sua freddezza nell' agire, perdere il controllo per lui sarebbe stato come perdere la verginità, un non luogo dal quale non si torna e nemmeno si desidera tornare.
Quando poi qualcuno riusciva a scalfire questa certezza, quando uno sguardo faceva vacillare il suo dogmatico stile di vita, egli non se ne allontanava - anzi - lo innalzava a idolo, ne magnificava le doti, lo incoronava e premiava, donandogli un allure che certo di suo non possedeva, per poi poterne restare deluso quando questi, effettivamente falliva davanti all'immagine fasulla con cui era stato imbellettato.
I suoi amori, capitolavano sempre, ed era confortante tornare al proprio status quo, in cui nulla si muoveva, in cui "la pace del non sentire" lo cullava nella monotonia.
Di se aveva ben poco da raccontare, quando si sentiva capace di qualcosa, o qualcosa gli riusciva particolarmente bene, relegava questo successo ad un colpo di fortuna, al contrario era talento quello degli altri, a cui attribuiva magnanimo ogni merito, riuscendo nel proposito di annichilire se stesso e esaltare ignari supereroi e non ultimo, apparire generoso.
Gli piaceva mischiarsi con artisti e viveur, gente che si incasinava la vita con impeto e risorse, gli piaceva osservarli e innamorarsene, a suo modo, senza esserne mai corrisposto, se non con una blanda stima o attestato di riconoscimento.
Gli piaceva molto fotografare amici e amanti, gli dava la promiscua sensazione di possederli infinitamente, e i suoi scatti miravano a scarnificarne la forza, voleva che i soggetti nelle foto fossero indifesi, annichiliti o semplicemente arresi, un meschino tentativo di vittoria che non lo gratificava mai pienamente, eterno essere insoddisfatto, aspettava che qualcosa di piu' accadesse, sapendo previamente che lo avrebbe perso al suo passaggio, nessuna fotografia lo avrebbe impresso.
Era invisibile, una figura retorica che rendeva possibile l'avvicendarsi della storia che qualcun' altro viveva, era il caratterista di cui non ci si ricorda mai il nome nei film. Come diceva la canzone di Britney Spears che stava ascoltando, le persone si dividono in due categorie, spettatori e performers.
Di notte, spente le luci, quando una settimana si chiudeva con i suoi pro e i suoi contro, piangeva le sue sfortune, le elencava tutte, stese come una collezione privata.
La sua intollerabile solitudine, la mancanza di affetti, la sua codardia e le occasioni perdute, i desideri taciuti, piangeva la sua inettitudine, i limiti, i continui venti contrari che lo rallentavano, ma sbagliereste a pensare che fosse un pianto liberatorio, uno sfogo chiassoso, era certo più simile a un lamento sotterraneo, dovreste pensare a un lungo booh sottovoce, il ronzio delle cose elettriche in una casa vuota, con le quali si convive senza prestarci attenzione.
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29/3/09 14:12

Ma le sue fotografie, dunque, erano invisibili colpi che facevano male? E se così fosse, i suoi autoscatti... una punizione?
La "pace del non sentire" permane: gli artisti e i viveur non servono a nulla.    



2/4/09 13:33

Se prendessi una parola ogni cinque, di quelle che hai scritto, potrei ritrarmici io. Cosa che è piuttosto mortificante per entrambi se ci pensi. Ho sempre il dubbio di essere afflitto da mali banali e da domande trascurabili.

Se questa notizia non è superflua però, posso dirti di essere sceso in guerra. Contro la mia freddezza. Contro la mia isolante e strillante alienazione. Ti saprò dire magari se cambia qualcosa. O che sapore ha davvero quello che io non sono mai stato interessato a conoscere.
Ronzii e ronzini a parte.
M.    



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