esthelle & maxence
La vedi quella carogna, crescere come una pianta troppo fertilizzata, rapida come la sua ascensione, col suo corredo di aureola di regards.
Piccola fiammiferaia arrivata al suo piccì con la paura di dire la cosa sbagliata in pochi mesi ripulita e luccicante nella sua cattiveria aziendale, coordinata e saccente.
Agente, Agente specialist, Senior, Supervisor, Manager. Project Coordinator. A colpi di stronzaggine supina.
Come un fiore brutto ma tenace anche sotto il respiro malato dell'aria condizionata, cresce.
Così, quando le dico di portare pazienza, di non scalare ( you can evoid to escalate, le dico proprio) quel gradino in più, di provar pietà per un poveraccio, un cocainomane ridotto 10 kili meno e con gli occhi a spillo dalla paura e dalla scimmia, quando le dico di guardare altrove sulla sua e infondo di tutti, ma in lui più plateale debolezza, mi risponde con l'ottusità delle piante.
Mi parla di procedure e linee di comportamento, di regole e di grafici che non significano niente, e lei lo sa e io lo so. E lui si ritroverà in ascensore con la sua scatola di cartone, con le tazze corporate e nemmeno due lire per tirarsì su.
E se realmente esiste una giustizia da qualche parte, mi auguro che colpisca lei come un boomerang, perchè licenziare un poveraccio a un mese dalla sua buona uscita, è molto più crudele che recidere una pianta fertile ma oscena, più viva ma non meno sgradevole. Una di quelle squallide piante d' ufficio che nessuno vorrebbe tenersi in casa.

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