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(santosynth)

mas quemao que un cenicero del bingo

Argento e Piombo


"Guardandoti cosa vuoi che dica
e mi cresci dentro
come voglia infinita
e ti centro mentre ti difendi
con i denti d'argento
e ti affronto nonostante
inventi dei lamenti di piombo
Nel cemento che si asciuga
lento odo e non mi muovo
tutto è così nuovo intorno
Di piombo e d'argento"



So che può suonare ridicolo ma tra tutte le canzoni che mi costringono al repeat compulsivo ( e dunque al tedio degli astanti ) c'è in testa questa di Moltheni, che proprio io non so dire cosa scateni in me, davvero, e non ho problemi ad ammetterlo, che spesso passeggiando per strada con lo shuffle mi sia imbattuto in essa e abbia preso sognante a lacrimare come una rintronata teenager.
Eppure, tra le parole, quel senso di fuga e rincorsa, di continua tensione delle mani verso morsi rabbiosi, eppure tornare a essi, perché li va il nostro ardore e ancora soffrire delle ferite e tornare di nuovo in una lotta circolare, e in quella l' essenza dei nostri amori più sofferti, quel senso di incomprensione e impotenza verso chi non è, e mai sarà culla tra le nostre mani e ci lascerà, dimezzati e fedeli a una lucida, potente ossessione incontrollabile.
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10/12/05 03:15

"...quel senso di incomprensione e impotenza verso chi non è, e mai sarà culla tra le nostre mani..."
Com'è felice, qui, l'espressione, com'è illuminante e chiarificatrice.    



11/12/05 22:38

non resta che voltar pagina e far spallucce, ché nulla è permanente né impermanente, ma nelle spirali alla fine, si rischia d'affogare. fai buon viaggio e non dimenticare il gohonzon.    



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